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Deve essere ricavato da cosce posteriori che pesino almeno una ventina di chili. Queste vengono dapprima rifilate e pressate per eliminare l’eventuale sangue residuo della vena femorale e poi conciate con sale marino grosso cosparso e massaggiato su tutta la superficie. A questo punto le si lasciano sgrondare su tavole inclinate per circa tre settimane.
Ne vengono create due variazioni di sapore: il “San Leo”, molto dolce e armonicamente profumato e il “Ghianda”, intenso e fragrante, dai sapori di un tempo.
Alimento particolarmente digeribile in quanto durante la stagionatura, l'attività enzimatica determina la scissione delle molecole proteiche in aminoacidi semplici, il prosciutto presenta un basso livello di colesterolo, una notevole quantità di proteine nobili, un buon contenuto di minerali e vitamine del gruppo B e D e i lipidi presenti non sono dannosi all’organismo. Durante la stagionatura avviene infatti la trasformazione di un’alta percentuale di acidi grassi saturi contenuti nella carne cruda in acidi grassi insaturi (gli stessi contenuti nell’olio extravergine di oliva).
Al taglio deve presentare un colore che va dal rosso granato al rosa, lardo spesso e bianchissimo, profumo fragrante. La consistenza della fetta deve essere soda, compatta, senza venature sanguinolente. Al palato il dolce del grasso deve fondersi armoniosamente con la lieve sapidità del magro.
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