
I Malatesta o più correttamente Malatesti, signori di Verucchio, furono una famiglia italiana che dominò la Romagna, in particolar modo Rimini e la sua provincia dal 1295 al 1528 e che, nel periodo di massima influenza, estese i propri domini fino ai castelli settentrionali di San Marino, la provincia di Pesaro e parte di quelle di Ancona, di Forlì e di Ravenna.
Le origini della famiglia vengono fatte risalire da taluni sino ai tempi di Roma antica, ma le prime notizie storiche riguardano un signore di Ravenna dell'VIII secolo di nome Giovanni che sembra sia stato il capostipite della famiglia. L'origine del nome Malatesta sarebbe risalente al X secolo e sarebbe da riferire ad un esponente della famiglia di nome Rodolfo che avrebbe dimostrato coraggio e tenacia nel difendersi dagli attacchi esterni.In sostanza quella malatestiana in origine doveva essere una famiglia di grandi proprietari terrieri e di predoni che dominava la media valle del Marecchia e controllava le strade che da Rimini conducevano verso l'entroterra, facendo perno sul possesso di due località ben munite: Pennabilli e Verucchio, che ancor oggi si contendono il vanto di avere dato origine alla famiglia.
Forse alla fortuna malatestiana non furono estranee né la fiducia e la protezione degli arcivescovi di Ravenna, che fra Romagna e Marche avevano numerosi possessi fondiari, né l'amicizia, le complicità, le parentele con le maggiori famiglie romagnole. Ma all'inizio forse fu determinante un'antica parentela con la famiglia feudale più illustre e potente della zona: quella dei Carpegna. Dai Carpegna, del resto, sembrano discendere quasi tutte le famiglie importanti delle montagne feretrane e romagnole. Ad un certo punto la pressione dei Malatesti su Rimini, attraverso il controllo del territorio e delle strade, e quindi della produzione agricola e dei commerci, dovette essere così forte da mettere in serio pericolo l'economia della città e da portare alla guerra aperta, conclusa nel 1197 con un atto di riparazione da parte di Giovanni di Malatesta e di suo nipote Malatesta minore. Giovanni Malatesta 8detto Gianciotto) divenne famoso per la tragedia che lo vide coinvolto (forse a Gradara) nel 1285 quando uccise sua moglie Francesca da Polenta e suo fratello minore Paolo, scoperti nell'adulterio.Questa sfortunato amore fu cantato da Dante nel V canto dell'Inferno.
Successivamente il Comune riminese mise in atto tutta una serie di operazioni per legare gli interessi dei Malatesti alle sorti della città. Così i Malatesti furono nominati cittadini, poi fu concesso loro un seggio nel consiglio cittadino (1206), e infine furono invitati ad abitare stabilmente all'interno delle mura: per "costringerli" a questo passo - ritenuto indispensabile per allontanarli dai loro centri di potere e per poterli controllare - furono esonerati dal pagamento delle tasse e furono finanziati con prestiti (1216).
Dal secondo decennio del Duecento i Malatesti compaiono come personaggi eminenti della città, la rappresentano negli atti ufficiali e garantiscono per essa, ne assecondano la politica ghibellina", cioè filo imperiale. Dal 1239 al 1247 Malatesta dalla Penna, che nel 1228 era stato podestà di Pistoia, è addirittura podestà di Rimini. La via all'esercizio del potere assoluto sulla città è aperta. Nel giro di pochi decenni i Malatesti si impossessano di tutte le cariche civili e religiose ed esautorano a poco a poco gli organi cittadini senza abolirli, combattendo, cacciando e uccidendo chiunque minacci la loro supremazia. Al suo arrivo in città la gente malatestiana non poteva certamente nemmeno confrontarsi per antichità e raffinatezza con le famiglie riminesi di tradizione nobiliare, come quelle degli Omodei, dei Gambacerri e dei Parcitadi; si trattava di "gente nuova" e rozza, ma poteva contare su ingenti ricchezze e su importanti appoggi ottenuti con un'astuta politica matrimoniale e un'accorta politica di alleanze. Poteva contare inoltre sul controllo del territorio e sulla forza esercitata senza remore morali, in maniera assolutamente spregiudicata..Ma, una volta al potere, cercò di accreditarsi origini antichissime e quindi antichissimi titoli di nobiltà. Così è possibile trovare leggendari racconti che fanno risalire l'origine della casata al grande patriarca Noè; o a Tarcone, un mitico eroe troiano cugino di Ettore e di Enea; o ad Ottone III, imperatore del Sacro Romano Impero; o, ancora, a Scipione detto "l'Africano". Al mito di quest'ultimo fu particolarmente devoto Sigismondo Pandolfo, il più celebre dei Malatesti, valoroso condottiero e protettore di letterati e di artisti, signore di Rimini dal 1432 al 1468.
Nel XIV e XV secolo i Malatesta conquistarono numerose città della Romagna e delle Marche, comprese Pesaro, Fano, Cesena, Fossombrone e Cervia. A Sud, il dominio dei Malatesta si estese fino a Monte San Vito nell'anconetano che, dunque, rappresenta la propaggine più meridionale della signoria malatestiana.
Nel 1320 aderì spontaneamente alla repubblica il castello di Chiesanuova (Busignano).
Nel 1463 San Marino durante la guerra contro i Malatesta occupò dei castelli di Serravalle (Olnano), Fiorentino, Domagnano (Monte Lupo), Montegiardino e aderì spontaneamente alla repubblica il castello di Faetano tutti già parte dei domini dei Malatesta.
Molti Malatesta furono condottieri al servizio di numerosi stati italiani. Il più famoso fu Sigismondo Pandolfo Malatesta, che fu in guerra per numerosi anni con il Papa e il ducato di Urbino. Suo nipote Pandolfo fu infine espulso da Rimini nel 1500 da Cesare Borgia e la città fu annessa allo Stato Pontificio nel 1528.